09.232015

Questa di Marinella è la storia vera

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Marinella aveva uno zaino nuovo per il suo primo giorno di scuola e un astuccio pieno di penne e matite colorate. La mamma le aveva legato un bel fiocco rosa proprio sotto il colletto del grembiule e annodato i capelli in due lunghe trecce che le scoprivano le orecchie, ora pronte ad ascoltare le parole della maestra. Marinella si sedette al suo banco e sulla lavagna nera fu tracciata una lettera nuova, sconosciuta e un po’ intimidatoria. Marinella fissò la lavagna e le parve che quelle strane linee ondeggiassero davanti ai suoi occhi come le onde del mare; i suoi occhi erano come una barca spersa in quel nero mare e la bianca spuma del gesso portava la sua mente alla deriva. “Questa è una A” disse la maestra e tutti i bambini in coro la ripetettero. Altre linee bianche, altre lettere, altri suoni  che come una tempesta facevano annegare Marinella. I giorni passarono e la bambina non riusciva a ricordare, non riusciva a tracciare quelle linee strane e la penna tra le sue mani diventava ogni giorno sempre più pesante. La mamma cominciò a preoccuparsi vedendola così triste e la portò da un dottore. Disse a Marinella che era il dottore delle parole. “ Oh no!” pensò Marinella “ altre cose da imparare, un altro mare in cui annegare.”. Ma il dottore non era come la maestra, aveva un grande sorriso e una chioma riccia riccia che ricordava alla bambina una foresta piena di alberi. Il dottore la rassicurò, le fece fare uno strano test e quando con i suoi occhi puliti come un fiume guardò i risultati non brontolò Marinella per i suoi errori, ma le fece un gran sorriso e le disse che tutto sarebbe andato bene: bastava solo l’aiuto di un computer e un po’ più di tempo che la maestra le avrebbe sicuramente dato. Marinella uscì felice dallo studio del dottore per mano alla mamma: basta onde, basta spuma bianca e tempesta, invece di nuotare in quel caos avrebbe avuto una barca solida e delle vele colorate per navigare tra le parole. Tuttavia quando tornò a scuola, la maestra non fu buona come il dottore: la rimproverava spesso perché non riusciva a finire tutti i compiti a casa e quando Marinella le disse che aveva bisogno di un computer per poter studiare meglio la maestra le disse che non dovevano esistere differenze tra i suoi alunni e che tutti dovevano imparare alla stessa maniera. Marinella tornò ad essere triste, i suoi quaderni erano sempre pieni di segni rossi e ogni volta che provava a leggere, l’ormai familiare mal di mare si impadroniva della sua lingua e della sua voce bloccando quei suoni nella gola. La mamma cercava di farla sorridere preparandole la torta al cioccolato che tanto le piaceva, ma Marinella perse l’appetito e cominciò a non parlare più con i suoi compagni di classe. A scuola sedeva al suo banco fissandosi i piedi e sperando che il suono della campanella ponesse fine alla giornata. Un bel giorno la mamma, stanca di quella situazione, decise di cambiare scuola a Marinella e così per la bambina fu nuovamente il primo giorno di scuola. Come già era accaduto la mamma le fece le trecce e le legò il fiocco rosa sotto il colletto. Ad accoglierla in classe c’era una nuova maestra con i capelli biondi come la sabbia e gli occhi marroni come il legno delle barche, la prese per mano e l’accompagnò al suo banco su cui un bel computer era stato posto. Marinella sorrise e si sedette. Alla fine della giornata la maestra dette a Marinella dei compiti più adatti e così facendo, entro la fine della settimana, l’alfabeto era diventato una piacevole filastrocca da recitare, cantare, ballare. I suoi quaderni rimanevano bianchi, i libri si schiudevano rivelando agli occhi della bambina i misteri più belli del mondo, raccontando storie su cui poter sognare. La penna non fu più un problema perché Marinella imparò a servirsi dei tasti del computer come fossero quelli di un pianoforte, le sue mani divennero agili e il ticchettio della tastiera si sostituì al frusciare della penna sulla carta che tanto la infastidiva. Scrivere divenne un piacere tutto suo, un buffo gioco di incastri con cui costruire e scoprire nuovi mondi fatti di parole. “Oh, come è bello navigare tra le parole” cominciò a pensare Marinella.

Questa storia, narrata grazie all’interpretazione della mia amica e giovane scrittrice “Erica Nencini”, racconta la storia realmente accaduta ad una mia giovane paziente.

Con questo racconto vorrei sottolineare quanto sia importante l’utilizzo di misure dispensative e strumenti compensativi, come il computer, che risulta di così vitale importanza per ragazzi come “Marinella”.  Marinella non aveva bisogno né di scorciatoie, né di rimproveri, ma solamente di uno strumento che la mettesse in grado di affrontare la scuola come tutti gli altri bambini.

I ragazzi con D.S.A. (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) non hanno bisogno di scorciatoie e di percorsi differenziati per raggiungere gli obbiettivi scolastici, ma solamente gli strumenti adeguati e personalizzati.

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